Missione 01 / aperta 04.2019 / 34 ore / il discorso lungo
Out There: Ω Edition
Mi-Clos Studio, Francia, 2014. La voce breve sta nel registro. Qui c'è il discorso per esteso, perché è la voce che ha fatto nascere questo log.
- Spinta altisynt
- 8,7 su 10
- Design
- 8
- Controlli
- 8
- Atmosfera
- 10
- Tenuta nel tempo
- 9
- Valore
- 8
- Valutazione Play
- 4,23 (29.600 rec.)
- Installazioni Play
- 100.000+
- Peso iOS
- 212 MB
- Lingua
- Solo inglese
- Ore giocate
- 34
Il gioco comincia con un uomo che si sveglia dal criosonno nel posto sbagliato. Non c'è un briefing, non c'è una mappa, non c'è un obiettivo scritto in alto a destra. Ci sono tre numeri: carburante, ossigeno, scafo. Calano tutti e tre, sempre, e ogni cosa che fate ne consuma almeno uno.
Ci ho messo quattro partite a capire che quello era il gioco intero. Non c'è un nemico. Non c'è una battaglia da vincere. C'è una sottrazione, e voi state cercando di arrivare da qualche parte prima che la sottrazione arrivi a zero.
La storia sta nei serbatoi
Questa è la cosa che Out There fa e che quasi nessun altro fa. Il testo c'è, ed è scritto bene: FibreTigre ha una voce secca, un po' funerea, che descrive gli alieni come fenomeni meteorologici invece che come personaggi. Ma la storia vera non è nei paragrafi.
La storia è questa: arrivate su un pianeta con l'ossigeno a 12, sperando in un deposito, e trovate ferro. Il gioco non commenta. Non c'è una musica triste, non c'è un personaggio che dice "oh no". C'è la schermata con scritto ferro, e voi sapete contare. È in quel silenzio che il gioco vi comunica dove siete, e funziona meglio di qualunque filmato.
Per questo l'atmosfera qui è a 10, l'unico dieci del registro. Non perché sia suggestivo: perché il sistema stesso produce l'emozione, senza doverla recitare.
Perché funziona sul telefono
Una partita dura fra i venti e i quaranta minuti e muore quasi sempre. Questa è la forma perfetta per un telefono: non c'è niente da salvare, niente da riprendere, nessun senso di colpa se chiudete l'app in mezzo. Tutto è verticale e si gioca con un pollice, in piedi, sul 30 che va verso Barcola.
I controlli prendono 8 e non di più per un motivo preciso: la gestione della stiva. Spostare le risorse fra gli slot richiede tocchi piccoli e su schermi da sei pollici gli errori li fate. Non è drammatico, ma su un gioco dove una risorsa persa è la partita persa, un tocco sbagliato brucia.
La colonna sonora fa metà del lavoro
La Ω Edition del 2015 ha aggiunto le musiche di Siddhartha Barnhoorn, lo stesso di Antichamber. Sono lunghe, quasi ferme, più vicine a un ronzio che a una melodia. Giocato senza audio, Out There perde forse due punti pieni. Con le cuffie, in un vagone buio, diventa un'altra cosa.
Va detto: chi gioca in metropolitana senza auricolari sta comprando metà prodotto. Non è un difetto del gioco, è un avviso.
Il difetto dichiarato
È brutale ed è tutto testo, solo in inglese. Le prime dieci partite finiscono male e il gioco non vi spiega perché. Non ci sono livelli di difficoltà, non c'è un tutorial oltre le prime schermate, non c'è modo di ammorbidirlo. E se l'inglese non lo masticate bene, qui non c'è scampo: il gioco è il suo testo.
Aggiungo la parte scomoda: quel 4,23 su Google Play è più basso di quanto il gioco meriti, e la ragione si legge nelle recensioni a una stella. Sono quasi tutte la stessa frase, ripetuta per anni: non capisco cosa devo fare. Non hanno torto. Il gioco ha deciso di non dirlo, ed è una scelta legittima che costa pubblico.
Se cercate una curva gentile, una storia che vi accompagna e la certezza di vedere il finale, questo non fa per voi, e nessuna delle mie trentaquattro ore vi convincerà del contrario.
Precedenti
Mi-Clos è lo studio di Michael Peiffert, francese, minuscolo. Out There esce nel 2014 su testi di FibreTigre e vince il Best Game Design alla Casual Connect 2014; PocketGamer gli dà 9 su 10. La Ω Edition arriva nel 2015 come aggiornamento gratuito per chi aveva già il gioco: grafica rifatta, nuovo finale, la colonna sonora di Barnhoorn. È la versione che trovate oggi sugli store, e l'app iOS risultava ancora aggiornata a febbraio 2026, dodici anni dopo l'uscita.
Il conto della Spinta
(8 × 0,20) + (8 × 0,20) + (10 × 0,25) + (9 × 0,20) + (8 × 0,15) = 1,6 + 1,6 + 2,5 + 1,8 + 1,2 = 8,7
I pesi sono quelli di sempre. Il valore sta a 8 e non a 9 per una ragione sola: cinque euro sono onesti, ma un gioco che l'80% delle persone abbandona in mezz'ora ha un valore reale più basso di quanto dica il prezzo.
Riccardo Vessina
Voce aperta nell'aprile 2019, sul treno notte Trieste-Monaco. Dati degli store riletti il 15 luglio 2026.